mercoledì, 22 agosto 2018

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Acque scure (Dark Waters) regia di André De Toth – Dvd versione italiana

Acque scure (Dark Waters) regia di André De Toth – Dvd versione italiana

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Regia:  André De Toth

Genere:  Noir

Origine:  Usa

Anno:  1944

Da vedere:  * * *

Sceneggiatura:  Joan Harrison, Marian B. Cockrell, Arthur T. Horman, John Huston

Cast:  Merle Oberon, Franchot Tone, Thomas Mitchell, Fay Bainter, Elisha Cook Jr. , John Qualen, Rex Ingram, Nina Mae McKinney

Formato:  Dvd - Video 1.33:1 / Audio: Dual Mono - Dolby Digital

Edizione:  Prima italiana in Dvd

Casa di produzione:  Sinister Film / Cecchi Gori Home Video

Lingua:  Italiano / Inglese

Numero copie:  1

Durata:  87 minuti

Sottotitoli:  Italiano

Direttore della fotografia:  John J. Mescall, Archie Stout

Musiche:  Miklós Rózsa

Colore/BN:  Bianco e Nero

Note: 

” Anche André De Toth si era accostato al noir con un film del filone “woman in distress”, Acque scure (Dark Waters), declinato però nella sua chiave più spiccatamente Southern Gothic. De Toth era ungherese, aveva realizzato i primi film in patria, e con la guerra si era poi trasferito negli Stati Uniti, dirigendo subito, come altri esuli europei, un film sul nazismo che vanta illustri estimatori (None Shall Escape, 1944).

Acque scure è invece una produzione concepita come veicolo per Merle Oberon, sfruttando la formula alla moda e avvalendosi del contributo determinante di Joan Harrison, la produttrice e sceneggiatrice che aveva lavorato con Hitchcock (Rebecca, la prima moglieIl sospetto) e Siodmak (La donna fantasma). La Oberon interpreta un’ereditiera che sopravvive a un naufragio in cui hanno perso la vita i genitori e si trasferisce a vivere in una piantagione della Louisiana, ospite degli zii che non ha mai conosciuto. Ma la casa è circondata dall’acqua, dalle paludi e dalle sabbie mobili. E gli zii non sono affatto suoi parenti, ma complici di un piano criminale volto a farla impazzire per impadronirsi dei suoi beni.

Tutto il film si sviluppa così sul filo dell’ossessione del liquido: passeggiate lungo sentieri pericolosi sul bordo della palude, rievocazioni di naufragi per sconvolgere la mente necrotizzata della protagonista, ma anche tazze di tè, limonata, latte, che le vengono insistentemente offerte, un po’ per insinuare il ricordo del trauma, un po’ per rievocare il bicchiere di latte di Il sospetto hitchcockiano.

La prima parte di Acque scure è così giocata soprattutto sullo smarrimento della protagonista. Nelle scene iniziali, il suo volto emerge sconvolto dalle pruine pagine dei giornali, e nelle sequenze ospedaliere la ragazza si ritrova in balia di medici che incombono su di lei, un po’ rassicuranti e un po’ minacciosi, tra inquadrature fortemente scorciate dal basso o dall’alto, sul filo di diagonali vertiginose.

Anche la sequenza dell’arrivo in città sarà fondata sull’isolamento di Merle Oberon, mentre poi -dopo l’arrivo presso gli zii – prevale l’atmosfera soffocante delle scenografie, tra le ombre, i motivi ovali della casa (la curva delle scale, uno specchio… ), il fogliame della foresta e la cupa minaccia delle sabbie mobili circostanti.

La parte migliore riguarda forse proprio questa dimensione ovattata e minacciosa, in cui tutti sembrano sospettabili e spingono la protagonista a dormire, lasciandosi soffocar da ombre, voci, inganni.                                                                              Nella seconda parte, affiora invece il personaggio di Thomas Mitchell, visto come grasso ragno posto al centro della tela da lui stesso tessuta, ma di cui rimarrà vittima. Nel finale, verrà ripreso in mezzo alla palude, immobile in piena notte col suo vestito bianco, paralizzato dal terrore dopo aver visto sprofondare tra le sabbie mobili il suo complice Elisha Cook Jr. : la sua stessa ragnatela lo ha fatto prigioniero, rendendolo ormai incapace di muoversi. Acque scure resta un buon esempio di noir claustrofobico.”

(Renato Venturelli, da L’età del noir – Ombre, incubi e delitti nel cinema americano, 1940-60, Torino, Einaudi, Piccola Biblioteca, 2007)

Sinossi: 

Un’ereditiera, Leslie Cavin (Merle Oberon), sopravvive al naufragio di una nave (silurata in Germania da una flotta giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale) in cui perdono la vita i genitori.

Dopo un lungo periodo di convalescenza prova a contattare gli unici parenti che le sono rimasti, una coppia di ricchi zii newyorchesi che non ha mai conosciuto.

Viene così invitata nella loro nuova abitazione, una piantagione in Louisiana.

Ma la casa è circondata dall’acqua, dalle paludi e dalle sabbie mobili. E la coppia di zii, Norbert ed Emily, sembra soggiogata dalla presenza di un viscido individuo che cura i loro affari, Sydney (Thomas Mitchell), e dal suo scagnozzo Cleeve (Elisha Cook Jr.).

Leslie accetta il corteggiamento di un dottore che l’ha soccorsa quando è rimasta vittima di un collasso appena arrivata in Louisiana, George Grover (Franchot Tone). Questi è preoccupato dell’instabilità psichica della ragazza, che si mostra turbata dal ricordo del naufragio e dalla paura della solitudine che la fa sentire esposta a qualunque pericolo al punto da mettere in dubbio le reali intenzioni di chiunque la circondi. Ed è per questo che Leslie finisce per respingere George da cui pure è attratta.

Sydney e Cleeve tentano di distrarre la ragazza accompagnandola al cinema dove viene proiettato un cinegiornale che rievoca l’affondamento di una nave simile a quella del naufragio, in seguito l’invitano a una gita in barca e la costringono a passeggiate lungo sentieri pericolosi sul bordo della palude. E gli zii cominciano ad assumere uno strano atteggiamento morboso nei suoi riguardi, offrendole continuamente tazze di tè, limonata, latte.

Di notte, inoltre, Leslie sente provenire dal giardino della piantagione una voce spettrale che la chiama per nome. Presto però i suoi sospetti vengono confermati dalla testimonianza di un giardiniere di colore, Pearson Jackson (Rex Ingram), che è stato bruscamente licenziato da Sydney.

Da lui la ragazza apprende che coloro che l’hanno accolta non sono affatto suoi parenti, ma i complici di un piano criminale volto a impadronirsi della piantagione e dei beni della famiglia.

La ragazza si rende conto di essere prigioniera dei quattro diabolici truffatori e capisce che la sua vita è in pericolo quando scopre il cadavere del povero Pearson che si era offerto di aiutarla.

Non le resta che giocare d’astuzia, telefonando a George e convincendolo a riallacciare una relazione. Quando l’uomo accorre, Leslie gli rivela la minaccia che incombe.

Ma il diabolico Sydney ha capito che il suo piano è stato scoperto e scatena Cleeve, a cui è già toccato il lavoro sporco che ha portato alla morte dei veri zii di Leslie e dei domestici della piantagione.

Ormai non basta indurre la ragazza alla pazzia sfruttando la sua ossessione per l’acqua. Non basta drogarla o terrorizzarla  diffondendo da un grammofono la voce che la chiama col suo nome ogni notte alla stessa ora.

Dopo avere sequestrato George affidandolo alle sevizie di Cleeve, Sydney conduce Leslie da lui e poi costringe la coppia a seguirlo su una barca lungo la palude.

Ma George ha insinuato nella mente offuscata dall’alcol di Cleeve che Sydney potrebbe non voler dividere il bottino con i suoi complici. Basta un litigio tra i due criminali per consentire a George e Leslie di fuggire immergendosi nelle acque della palude. Un trauma che costringe la ragazza ad affrontare la propria fobia.

La coppia riesce a nascondersi tra gli alberi della piantagione inseguita da Sydney e Cleeve. In preda alla rabbia, quest’ultimo non si accorge di essere finito tra le sabbie mobili della palude dove affonda fino a esserne inghiottito.

Dopo aver assistito terrorizzato alla brutta fine del suo sgherro, Sydney si arrende lasciandosi disarmare da George.

Finalmente guarita, Leslie può ora guidare la barca che condurrà la coppia fuori dalla palude, verso la vita.

 

 

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